Zona rossa alla Cavarzerani: l’accoglienza diffusa è la soluzione

La città sta affrontando una situazione delicata ma prevedibile senza un timone ma solo con la propaganda degli slogan. Ancora una volta si nasconde la testa sotto la sabbia: in tutto il Paese gli assembramenti sono vietati, come è possibile autorizzare le quarantene Covid in una struttura che ospita 500 persone? Chi le ha autorizzate? E la Regione controlla chi arriva dai Paesi a rischio (siano essi migranti o turisti), oppure tenta la fortuna? Tra 14 giorni, finita la quarantena, saremo di nuovo al punto di partenza?
Altro che zona rossa nella Cavarzerani come panacea di tutti i mali, a Udine viene scaricata, da parte dello Stato e della Regione, una questione molto complessa: perché i richiedenti asilo non vengono accolti anche in altri comuni? Perché si continua a gonfiare la caserma Cavarzerani e non si potenzia l’accoglienza diffusa su tutto il territorio regionale per permettere una gestione di questo fenomeno equilibrata, rispettosa dei diritti delle persone accolte e di tutta la cittadinanza?
Il problema dei richiedenti asilo va trattato con serietà, competenza e in raccordo costante con quei soggetti che nella nostra città hanno dimostrato serietà e capacità di lavoro nel programma di accoglienza Aura, orgogliosamente smantellato dal sindaco Fontanini: ora che la situazione sfugge di mano, è chiaro a tutti che non è l’accoglienza diffusa a richiamare qui i richiedenti asilo ma potrebbe esserne invece la soluzione.
Cavarzerani