Udinestate, occasione persa per la comunità

In Italia e in Europa c’è un dibattito molto aperto, guidato dalle stesse amministrazioni comunali, su quali siano gli scenari del futuro, su come questa pandemia ancora in corso cambierà (e ha cambiato) il nostro modo di vivere, di pensare, di essere comunità. Tra i settori più colpiti e impoveriti c’è innegabilmente quello della cultura che anche per questa città significa lavoro, formazione, attrattività, e uno spazio di riflessione sui cambiamenti dell’oggi che questo settore si è sempre ritagliato in modo originale.
Per tutto questo, ora che volge al termine, la manifestazione di Udinestate è stata un’occasione persa per la nostra comunità: non mi riferisco alle singole lodevoli iniziative promosse da enti ed associazioni del territorio quanto all’idea generale sottesa a questa manifestazione da parte dell’Amministrazione comunale, limitata e schiacciata sull’offerta culturale come indistinto intrattenimento.
Il bando è stato costruito in maniera volutamente generica e con criteri all’acqua di rose: al di là di qualche eccezione, grandi assenti sono le periferie e i quartieri privati di iniziative e di festival che – da molti anni – alcune realtà organizzano e che questo bando ha escluso anziché sostenere. Altro interrogativo: perché l’Amministrazione comunale non ha dato priorità fin nell’avviso pubblico a quelle attività in grado di sostenere e supportare il professionismo non inquadrato in grosse strutture, data la fase estremamente difficile che stanno vivendo a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19? Senza voler citare l’esclusione delle attività proposte dal Teatro Nuovo Giovanni da Udine, teatro di proprietà dello stesso comune di Udine, perché con questo avviso pubblico risultano finanziate lodevoli e meritorie attività promosse da soggetti che sono già destinatarie di un contributo convenzionato triennale? Perché è stato concepito un sistema di valutazione (senza scegliere una commissione esterna formata da esperti del settore), che prevede la possibilità per la giunta comunale di ribaltare il giudizio espresso dall’uffici comunali, rendendo nei fatti meno trasparente il bando e a totale discrezionalità politica? Perché inoltre far partecipare ad un avviso pubblico come questo soggetti che, per il prestigio e la rilevanza delle manifestazioni da essi promosse (ad es. Vicino/Lontano), sarebbe opportuno avessero finanziamenti maggiori e canali diversi di sostegno, non sottoponendosi all’aleatorietà di un bando pubblico? A differenza di ciò che è avvenuto grazie ad altri comuni, a Udinestate è mancata un’anima, un’idea guida, un’idea stimolante e rigenerante che fungesse da orizzonte di speranza e di ripartenza per un intero settore e per il pubblico dopo quasi un anno di lockdown.

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