Udine e il Recovery fund: 4 proposte per questo territorio

Alla faccia dei sovranismi e degli scetticismi, l’Europa ha battuto un colpo, un colpo forte. Oggi l’Europa interviene, per la prima volta dalla sua esistenza, con un piano massiccio di investimenti che assicura ai Paesi membri di far fronte alla grave crisi sanitaria ed economica che ha colpito il mondo intero. Il nostro Paese godrà di 209 miliardi di euro per realizzare progetti di Comuni, Regioni e altre Pubbliche Amministrazioni inseriti nel Piano Nazionale che sarà portato a Bruxelles entro Aprile 2021.
A questo appuntamento numerosi enti locali si sono presentati con una strategia rivolta al futuro del proprio territorio, capace di imprimere una svolta, una nuova rinascita, per le proprie comunità; mentre in ogni parte d’Italia, molti Comuni e Regioni hanno stimolato un ampio dibattito con cittadini, Università, categorie economiche, terzo settore e sindacati, Udine, ancora una volta, è rimasta in un assordante silenzio. Lo dicono i numeri, lo confermano i fatti: Messina presenta progetti per 630 milioni di Euro, Bologna per oltre 3 miliardi, Palermo per 4 miliardi e mezzo, Roma per 25 miliardi. E mentre Trieste continua a informare costantemente sulla stampa e sviluppa progetti di potenziamento del porto e delle infrastrutture ferroviarie (si parla di almeno 150 mln di euro), Udine e il Friuli restano fermi al palo.
A Udine il Sindaco e la sua Giunta nell’estate appoggiano pubblicamente il progetto “Udine 2050” (coordinato dall’Università) che riqualifica l’ex-Safau fino al vecchio scalo merci su via Buttrio e nell’inverno decidono – in un imbarazzante silenzio non solo verso i propri cittadini, ma anche nei confronti del consiglio comunale, di presentare 7 “Schede progetto” di opere già finanziate con il Bilancio comunale di un anno fa (dall’ex caserma Piave, all’ex Percoto, all’efficientamento energetico delle scuole D’Orlandi e Dante, etc). Insomma, dal proclama di un investimento strategico di 1,3 miliardi di euro ci siamo fermati al di sotto del 2% di quel valore, con progetti di “miseri” 22 milioni di euro per opere, certamente dignitose e importanti per la città, ma già incluse nel bilancio comunale e autorizzate dal Consiglio Comunale ben prima del Covid, senza aver bisogno dell’Europa.
Oggi abbiamo di fronte una incredibile opportunità e Udine – e di conseguenza il Friuli – non la sta sapendo cogliere: l’Europa ci dà la possibilità di realizzare interventi di carattere straordinario e ci dà la forza di fare un salto di qualità, capace di guardare oltre la crisi e fare di Udine un capoluogo del futuro, pensando a migliorare enormemente la qualità della vita dei cittadini di oggi e di domani.
Il sindaco Fontanini e la sua Giunta, hanno, invece, scelto di lavarsene le mani: il loro silenzio, la mancanza di confronto con la comunità del Friuli significano non comprendere l’urgenza del momento storico che stiamo vivendo, significano mancanza di idee e di politiche vere per questo territorio, significano mancanza di leadership. Non basta qualche scritta nel nostro beneamato friulano per essere città capoluogo.
Qua, però, non si vuole fare solo critica per il puro gusto di criticare: mi permetto, come opposizione, di suggerire al Sindaco e alla maggioranza qualche proposta, con la massima disponibilità a collaborare per il bene della nostra comunità, nel segno dell’inclusione, della sostenibilità e dell’innovazione.

  1. Rigenerazione dell’abitare sociale, per una città più inclusiva: il Piano Experimental city dell’ormai lontano 2016 è ancora oggi sostanzialmente fermo. Si richiedano fondi europei per riqualificare, dal punto di vista energetico ed edilizio, gli alloggi ater di altri quartieri (dal Villaggio del sole a San Domenico, da Sant’ Osvaldo a San Rocco).

  2. Una città smart e attrattiva. Settori come sanità, istruzione, cultura, giustizia, necessitano di urgenti e qualificati processi di trasformazione digitale: si utilizzino questi soldi per riammodernare i servizi pubblici in generale e i servizi comunali in particolare, recuperando al più presto tutti i ritardi finora accumulati sui temi del digitale, assicurando totale accessibilità, trasparenza e interoperabilità; si accompagnino i cittadini con progetti volti a ridurre il digital divide, garantendone gli strumenti digitali, rinnovando le strategie di sportello che questa pandemia ha evidenziato essere superate e assicurando servizi online di qualità. Altri progetti che vanno in questa direzione riguardano la realizzazione di spazi di coworking in tutta la città e il potenziamento delle infrastrutture digitali. Per quanto riguarda il trasferimento tecnologico, candidiamo Udine ad ospitare – magari negli spazi della Fiera – uno dei centri di alta tecnologia che il MISE sta potenziando con il network impresa 4.0 (dedicati a intelligenza artificiale, quantum computing, idrogeno, biopharma, tecnologie verdi, agrifood) finalizzandolo in particolare allo sviluppo di beni e servizi per la cura della persona: credo che tanti giovani friulani che oggi sono costretti ad emigrare, potranno trovare qui una realizzazione professionale.

  3. La città della conoscenza. Candidiamo Udine ad un progetto serio ed articolato di riammodernamento del patrimonio scolastico, a cominciare da quello vecchio e energivoro delle scuole superiori, attraverso un lavoro di team tra architetti ed esperti di scuola, presentando Udine quale centro di ricerca e di sperimentazione di didattiche innovative finalizzato non solo allo sviluppo di eccellenze ma anche al contrasto della povertà educativa.

  4. No all’isolamento ferroviario. I progressivi disinvestimenti nei trasporti hanno tagliato fuori la Regione, e Udine in particolare, dalle principali rotte ferroviarie. Il Piano Nazionale prevede un capitolo di 23.6 miliardi dedicato a questo tema: Udine, che dopo la fine della guerra fredda si è trasformata da città di confine in crocevia dell’Europa Centrale, deve essere parte integrante del potenziamento di questa rete, in simbiosi con lo sviluppo già previsto per il porto di Trieste. La bozza del Piano prevede che “nel Nord del paese si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero, Liguria-Alpi e Torino-Lione, migliorando i collegamenti con i porti di Genova e Trieste”. Credo che il Friuli abbia il dovere di ricordare che l’Italia e l’Europa non finiscono a Venezia e a Trieste.

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