Sull’odg “Udine città della vita”

Non ho partecipato alla votazione dell’odg volutamente ambiguo proposto dal consigliere Govetto non per evitare di esprimere un voto contrario ma per un’esitazione su come esprimere la mia posizione: non volevo che, ancora una volta, nella nostra città, questioni molto serie come la parità di genere, la natalità, il calo demografico, la laicità, la libertà di scelta venissero banalizzate e strumentalizzate nel frullatore di una tarda seduta di consiglio comunale. A posteriori dico che avrei fatto meglio ad esprimere un voto contrario, mi scuso con chi si è sentito colpito/a.

Andiamo oltre ora. L’attuale situazione sociale ed economica sta già penalizzando in misura inaccettabile le donne, più degli uomini. Anche qui da noi. Udine deve rifondare il proprio futuro rispettando i diritti e la libertà di scelta di tutte e tutti, venendo incontro al conflitto che vive una donna tra il lavoro e il tempo da dedicare alla famiglia, ancora più acuitosi in questo tempo di pandemia.

Mi permetto di indicare tre spunti, come ripetuto nell’intervento nel bilancio di previsione: in primo luogo, bisogna partire da un nuovo progetto educativo, da un nuovo investimento pubblico sull’educazione di tipo straordinario nella nostra città. E’ fondamentale poi continuare a sostenere quelle iniziative che nelle nostre scuole si occupano di educazione sessuale, al rispetto, all’affettività, che fanno informazione sui consultori. Nella “Udine città della vita e della natalità” sono stati tagliati quasi il 25 % dei posti negli asili nido comunali, sono stati tolti i servizi di pre e post accoglienza e la ristorazione scolastica è più un disservizio che un servizio per le famiglie.

In secondo luogo, Udine diventi un modello di città family friendly. Un esempio? Premiamo negli appalti quelle realtà private (aziende e cooperative), che promuovono politiche che incoraggiano la libertà di scelta delle donne e la conciliazione famiglie e lavoro.

Infine Udine sta perdendo ogni anno centinaia di abitanti (siamo sotto i 99 mila), e tantissimi giovani, ogni anno, emigrano altrove per cercare lavoro: secondo i dati raccolti dall’Aire in dieci anni (2008-2018) sono raddoppiati i giovani friulani tra i 18 e i 34 anni andati a vivere all’estero. È necessario renderla più attrattiva, sia per il lavoro sia per i servizi e le opportunità: va pensato un piano dedicato di rigenerazione del patrimonio pubblico, a partire dalle caserme, che vada in questa direzione.

Siamo alle prese con problemi veri che meritano un dibattito documentato, ampio, coinvolgendo soprattutto l’associazionismo femminile (messo in soffitta da questa Amministrazione), il mondo cattolico e religioso, le organizzazioni datoriali, le organizzazioni sindacali, le energie fresche di questa città, senza banalizzarla in una divisiva querelle ideologica dal sapore antico per questa comunità.

gender-312411_960_720