Sul museo Gortani di Tolmezzo e sul museo diocesano di Udine

È assurdo per una città come Udine che un museo prestigioso quale quello diocesano sia messo in difficoltà da una cifra di 37 mila euro e da una normativa, così come approvata dal consiglio regionale, troppo burocratica e troppo indifferente al riconoscimento del valore che per un territorio hanno le strutture culturali. Ciò vale, ovviamente, anche per il Museo Gortani di Tolmezzo (con cui collaborano di frequente i Civici Musei e il Museo friulano di storia naturale di Udine) per l’intera Carnia e per il Museo ebraico di Trieste, alle cui comunità siamo vicini per questa situazione.
Se è corretto operare una distinzione, come fa la nuova legge regionale sui beni culturali, la n.23 del 2015, tra i musei di interesse regionale e quelli tematici, tra i musei pubblici e quelli privati, è auspicabile però che il regolamento in approvazione da parte della regione consenta ai musei di non chiudere, anzi di ricevere un finanziamento – adeguato all’importanza che viene riconosciuta loro dal territorio – utile a proiettarsi verso un percorso graduale di rinnovamento e di crescita. Il danno di una chiusura come un museo per la città di Udine, per la Carnia o per Trieste sarebbe infinitamente superiore al freddo rispetto di un regolamento di legge! I percorsi di rinnovamento vanno accompagnati, stimolati, non imposti (è bene che il centro-sinistra regionale tragga la migliore lezione da questi errori): è giusto che la Regione proponga la sua visione complessiva al territorio ma è sbagliato che la stessa Regione stia sopra le ragioni del territorio stesso – ricentralizzando magari alcune funzioni o volendo entrare negli aspetti gestionali – venendo vissuta come matrigna. I servizi culturali del territorio hanno invece bisogno del sostegno della regione per crescere, svilupparsi, qualificarsi: pensiamo, a esempio, alle inevitabili ricadute turistiche e sociali (non dimentichiamoci del tema della formazione e dell’inclusione di persone deboli) che si possono generare in Friuli-Venezia Giulia, piccola ma estremamente densa di ricchezza. In base all’attuale legge regionale, si potrebbe generare il paradosso per cui un museo può ricevere un finanziamento per una giusta progettualità innovativa, ma senza la possibilità di applicarla per la chiusura del museo stesso.
Si tende troppo spesso a pensare che il valore dei servizi culturali sia tale solo se in grado di generare ricavi o, addirittura, utili: un museo è un veicolo di identità in movimento, è la memoria viva (non nostalgica!) di un territorio, rappresenta una comunità realmente di tutti, è un mediatore che favorisce la crescita sociale. Davanti a noi abbiamo una sfida molto affascinante, cioè quella di rendere i musei sempre più piazze del sapere, luoghi di incontro tra epoche, generazioni e sensibilità diverse. Il valore di questa sfida è più grande del valore economico e la politica non può tirarsi indietro.
Proporrò al consiglio comunale una mozione con la quale manifestare preoccupazione per questa situazione e auspicare una modifica della bozza di regolamento regionale. Ritengo che la città di Udine abbia il dovere, unitariamente, di farsi sentire in maniera chiara e autorevole.

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