Sui servizi educativi il comune lascia in difficoltà le famiglie

Il comune ha un ruolo attivo nella partita dell’educazione, non comprimario: gestisce i servizi educativi, è proprietario degli edifici scolastici ed è interlocutore politico della Regione e dello Stato. Al comune di Udine non viene richiesto di assumere insegnanti perché non è il suo compito, ma di farsi carico dei bisogni e delle preoccupazioni delle famiglie sì. Facciamo un esempio: alcuni istituti comprensivi della nostra città, per ragioni di organico e legate all’emergenza sanitaria ancora in corso, hanno programmato orari e condizioni molto diversi rispetto a quelli “tradizionali”: c’è chi, fino al 28 settembre escluso, dovrà iniziare scuola alle 9 e finire alle 12, chi non avrà più il sabato, chi non avrà più il tempo pieno, chi non avrà più la mensa. Si fa presto a capire che tutto questo ha un impatto sui bambini e i ragazzi e sulle famiglie, sui tempi di vita e di lavoro delle persone, soprattutto su quelle più fragili, e sappiamo bene che a perderci sono sopratutto, purtroppo, le donne.
Alcuni comuni sono riusciti o hanno cercato di dare risposte alle famiglie per far fronte a questa situazione tramite un formidabile lavoro di rete con gli enti del terzo settore o associazioni per riempire i vuoti che si sono creati sul fronte educativo, altri hanno aumentato le risorse destinate ai servizi educativi accogliendo domande in aumento e cercando di dare tempi e risposte certe, altri hanno riprogettato questi servizi in spazi alternativi. Ieri in commissione istruzione abbiamo chiesto conto alla giunta del perché a Udine tutto questo non sia stato fatto, del perché le domande di adesione siano ancora poche rispetto agli altri anni (per esempio nei nidi a gestione diretta o convenzionata ci sono 165 bambini, nel 2019 erano 212; al servizio di doposcuola le domande sono 739  su 1100 dell’anno passato), del perché le famiglie ancora non conoscono la data di inizio dei servizi comunali, anche perché abbiamo notizia che diverse famiglie non hanno aspettato i ritardi dell’amministrazione comunale e si sono già organizzate in autonomia. Abbiamo ribadito la nostra richiesta affinché nessuno sia lasciato indietro, avendo cura soprattutto delle situazioni di maggiori fragilità. Serviva e serve, insomma, una risposta forte del servizio pubblico che fino ad ora non c’è stata e ciò rimane inspiegabile e grave.
Incresciosa rimane, infine, la situazione delle cooperative: ieri abbiamo denunciato, per l’ennesima volta, la situazione di grande difficoltà che stanno vivendo da diversi mesi causa mancati incassi dalle pubbliche amministrazioni. Sono coinvolte moltissime realtà, non solo quelle educative, una quindicina solo nel comune di Udine. Ad un vertice dell’11 giugno scorso il sindaco e la giunta avevano promesso e annunciato che avrebbero pagato i costi incomprimibili comunque sostenuti in questo periodo del lockdown: ad oggi nulla è stato fatto, nonostante gli annunci in pompa magna dati però alla stampa.

appello per i bambini e i ragazzi