Un’Europa diversa

“La Germania renda l’aiuto che ebbe”, “Abbiamo bisogno di uno strumento di debito comune europeo”, “Ci avvantaggiammo tutti dall’Europa unita, sul piano politico, culturale ed economico”.
Condivido le riflessioni che l’ex numero 1 tedesco Gerhard Schröder, socialdemocratico, fa ieri in un’intervista al Corriere della Sera. La Germania è un grande Paese e al suo interno non tutti, per fortuna, sono allineati alla posizione di chi è ora al governo.
In questi ultimi anni è prevalsa tra gli Stati e i governi dell’Unione europea l’idea di chi concepisce l’Europa come una mera competizione tra interessi e egoismi nazionali (in cui a prevalere è sempre l’interesse o l’egoismo nazionale più forte) o di chi la ritiene il campo privilegiato di politiche di austerità che avvantaggiano i pochi a discapito dei molti: l’Eurogruppo rischia di fallire proprio per la prevalenza di queste due spinte.
A prescindere da quale sarà il risultato dell’incontro tra i capi di governo europei di oggi in cui verranno decise le misure da adottare per l’emergenza Coronavirus, anche se l’esito dovesse essere negativo o parzialmente soddisfacente, c’è da augurarsi che dentro l’Unione europea nasca un serio processo di rifondazione, si impari dai molti errori che si sono commessi e dai limiti mostrati, si lavori seriamente ad un processo di integrazione. Alla popolazione europea non manca un’anima comune, il problema è che in questi anni essa è stata poco o per nulla rappresentata sui tavoli dei governi nazionali (anzi, molti sono coloro che continuano a soffiare sul fuoco per distruggerla, volendo buttare sia l’acqua sporca sia il bambino): per uscire da questa crisi e per il futuro, l’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno di diventare realmente tale, lavorando per costruire un destino diverso rispetto a quanto abbiamo visto fino ad ora, nel segno di una maggiore comunanza di destino e di interessi.