Milite ignoto: guardiamo all’Europa, non al passato dei nazionalismi

Mi trovo assolutamente d’accordo con le parole densamente scarne pronunciate dal Presidente Mattarella ieri a Redipuglia sulla “follia della guerra”, parole che dicono altro rispetto alla retorica patriottarda che ha accompagnato i cento anni del viaggio verso Roma della salma del milite ignoto: la nostra città e il nostro Friuli, in particolare, hanno il dovere di rileggere questi fatti in maniera critica e tesa ad affermare, senza indugi, il superamento dei nazionalismi e delle loro pessime conseguenze, non a riabilitarli e ad esaltarli.

Omaggiare il milite ignoto “esaltando il suo sacrificio”, senza riconoscere l’assurdità della guerra (di ieri e di oggi), senza citare il contributo di vittime civili (le donne e i bambini, i più deboli) che hanno pagato e pagano con la vita scelte non condivise, senza richiamare la necessità della pace, senza citare l’Europa unita quale chiave di superamento dei nazionalismi che proprio in questo territorio si sono ferocemente fronteggiati, significa, in fondo, banalizzare la guerra e le sue motivazioni, le sue cause, così come le sue conseguenze.

Per questi motivi ho ritenuto di non condividere la scelta di concedere la cittadinanza onoraria al milite ignoto da parte del comune di Udine (scelta votata da tutto il consiglio comunale), ritenendola una grande occasione persa: Udine il Friuli, per la loro storia e la loro identità, possono e devono affermare altro nel presente complesso e tutt’altro che riappacificato come quello che stiamo vivendo.

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