Viva l’Europa: l’accordo è un risultato storico ma guai a rimanere seduti

Comunque la si pensi, stanotte il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo senza precedenti, soprattutto considerato il contesto nel quale è maturato e le rigidità delle posizioni di partenza. Per la prima volta l’Unione europea ha avviato un processo di indebitamento considerevole per i trasferimenti ai suoi stati membri: il Consiglio europeo ha approvato Next Generation Eu da 750 miliardi — il «Recovery Fund» come lo ha ribattezzato la Commissione — e il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue 2021-2027 da 1.074 miliardi, a cui è legato.
All’Italia arriveranno 208,8 mld di euro (81,4 di trasferimenti, i restanti di prestiti), una prova d’urto da un punto di vista economico e politico che decreta, sul piano interno, il netto rafforzamento del premier Conte e della posizione storicamente europeista del nostro Paese e la sconfitta di Salvini e del suo sovranismo nazionale. Per poter accedere ai fondi Ue gli altri Stati membri dovranno presentare da ottobre un piano nazionale di ripresa e resilienza alla Commissione che avrà due mesi di tempo per approvare in virtù del tasso di rispetto di politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020: per l’Italia riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità.
Il punto di partenza segnato questa notte è l’inizio di una nuova sfida che riguarda l’Europa nel suo complesso che dovrà consolidare politicamente l’equilibrio raggiunto (sul quale comunque pesa il parziale sgonfiamento sul vincolo del pieno rispetto dello stato di diritto nel trasferimento dei fondi che attenua le posizioni liberticide e antidemocratiche di Ungheria e Polonia), i singoli Stati membri (non solo il governo in carica ma tutte le forze politiche e sociali), le singole regioni e le comunità locali che possono tradurre in maniera concreta le loro aspirazioni e i loro progetti di innovazione sociale e ambientale. Udine e il Friuli che ruolo vogliono giocare in questa partita?