La gravità della situazione a Udine e l’inerzia del sindaco

620 casi settimanali per 100 mila abitanti con trend in crescita, la provincia di Udine la peggiore in Italia; infermieri dell’Ospedale di Udine che si dimettono per troppo carico; pronto soccorso intasato (solo qualche giorno fa i pazienti ricoverati erano 99); mancanza di USCA; ritardi nella gestione della vaccinazione (fino a qualche settimana fa si discuteva con i medici di base un accordo economico per la vaccinazione, partita da fine dicembre). Basta leggere questa lettera che dimostra quanto sia grave la situazione nella nostra Regione e, in particolare, a Udine. Si sapeva con largo anticipo che sarebbe successo e, nonostante questo, ancora una volta, siamo stati colti impreparati.
Fino a poche settimane fa il Presidente Fedriga – che oggi, in piena pandemia e in una crisi senza precedenti per la nostra regione, alla ministra Gelmini ha portato come priorità la revisione dei patti finanziari con lo Stato – esigeva la riapertura dei ristoranti la sera. E che dire del sindaco Fontanini, sindaco del comune di Udine, città capoluogo, che a parte reiterare la zona rossa della Cavarzerani, continua a rimanere in un assordante silenzio di fronte ad una situazione come quella che questa comunità sta vivendo.
È evidente che la pandemia ha messo a nudo problemi generati da scelte non solo di oggi, a partire dai tagli operati alla sanità pubblica nei decenni precedenti e da una riorganizzazione non felice. Ma qui oggi, di fronte ad un’emergenza che dura da un anno, non solo stiamo continuando ad inseguire il virus ma facciamo finta che questo non sia il problema. Sulle spalle delle persone.
Ce la faremo, nonostante tutto.
Il pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Cremona, 05 marzo 2021. In Italia sono stati superati i 3 milioni di casi di coronavirus accertati da inizio epidemia, oltre un anno fa, secondo i dati del ministero della Salute. Oggi infatti i contagi sono 24.036, portando il totale a 3.023.129.
ANSA/FILIPPO VENEZIA