Inneggiare allo stupro non può essere solo una bravata

C’è da riflettere a fondo su questa vergognosa vicenda che ha come protagonisti un gruppo di giovani friulani, tutti maggiorenni, residenti tra San Daniele e Udine, che hanno pensato di festeggiare il compleanno di uno di loro inneggiando allo stupro in una nota discoteca di Lignano. Non si sono limitati a questo, poiché hanno rivendicato e celebrato anche sui social media il loro sessismo e il loro razzismo, compreso un richiamo neanche tanto velato al ventennio fascista e ai lager.
Non banalizziamo questo episodio come una una ragazzata perché non lo è: questi giovani hanno pensato, difeso ed esaltato un reato, uno tra i più vili e odiosi. Hanno dimostrato posizioni inconciliabili con il senso del rispetto, con la democrazia, con la civiltà. E hanno pensato di poter rimanere impuniti, perché sembra siano stati coperti e tutelati in quello che reiteratamente hanno commesso (sia nella prenotazione del locale sia nella stampa della magliette) e, almeno fino ad ora, non si sono pentiti. Non possiamo però non riconoscere che questo linguaggio violento, sia delle parole sia dei gesti, sia presente non marginalmente nella nostra società: l’odio razziale e l’odio sessista sono molto frequentemente sdoganati e tollerati, tanto dentro il web tanto nella vita reale.
Questo odio non va però ripagato con altro odio, sarebbe un errore: questo odio va fermato, non alimentato. Spero che questi ragazzi siano chiamati presto a rispondere dei loro gesti da parte della giustizia (non basteranno delle scuse!) così come spero che la reazione della parte “sana”, per fortuna ben più numerosa, della nostra società non si fermi – giustamente – a stigmatizzare questo episodio e continui a lavorare alle radici di un problema molto profondo e grave.