Il Paese e Udine non hanno bisogno di show di cattivo gusto

Ieri era il 2 giugno, festa della Repubblica, festa del primo voto delle donne e del suffragio universale, festa dell’elezione dell’Assemblea Costituente che ci ha dato, pur nella diversità delle posizioni, una delle Costituzioni più belle del mondo: ieri era il 2 giugno, un giorno di festa per tutto il Paese, per tutti i cittadini, per tutte le istituzioni, per tutte le forze politiche. Mentre il Presidente della Repubblica Mattarella, con il suo stile composto e carico di rispetto, rendeva omaggio al “luogo del dolore” di questa pandemia, Codogno, e con le sue parole di richiamo all’unità, alla responsabilità e alla coesione, all’intero Paese ancora scosso e preoccupato da ciò che sta vivendo e continuerà a vivere nei prossimi mesi, a Roma e in diverse piazze locali, tra cui Udine, la destra è scesa in piazza tra selfie, assembramenti e slogan da stadio.
La piazza di ieri a Roma (e a Udine) è stata più un atto di debolezza che di forza perché non è sembrata in grado di proporre un’alternativa credibile, una proposta seria, al di là di gridare al governo di essere fermo. Il governo e le forze politiche che lo sostengono non sono esenti da responsabilità e tanto lavoro rimane da fare per combattere le disuguaglianze e programmare una ripartenza, sia chiaro, ma la situazione difficile che stiamo tutti vivendo da un punto di vista sociale, economico, psicologico, che ha acuito alcuni dei problemi strutturali del nostro Paese, richiede meno slogan e più proposte, meno show di selfie e più responsabilità. Invece la sensazione che si ha è che la piazza di ieri, sia a Roma sia a Udine (in cui era presente il sindaco di Udine insieme a diversi assessori comunali e regionali), sia la piazza di uno sfogo e della ricerca di un nemico, in maniera da coprire la mancanza di idee proprie per la città e il Paese, illudendo chi si vorrebbe rappresentare: Udine e il nostro Paese non ne hanno bisogno.